Sostanzialmente, la differenza chiave sta qui: un link follow agisce come un voto di fiducia, trasferendo autorevolezza (il famoso "link juice") e contribuendo a migliorare il posizionamento SEO della pagina linkata. Al contrario, un link nofollow non passa questo valore, ma resta un elemento strategico per portare traffico e mantenere un profilo di backlink che appaia naturale agli occhi di Google.

Capire la differenza tra link follow e nofollow
Per afferrare davvero il concetto, facciamo un piccolo gioco di ruolo. Immagina di essere la guida turistica più quotata della tua città. Ogni volta che consigli con entusiasmo un ristorante, ci metti la faccia. Questo è un link follow. È una raccomandazione diretta che trasferisce la tua credibilità al locale, spingendo le persone a fidarsi e a provarlo. Nel mondo del web, questo "voto" è il link juice, un flusso di valore che un sito passa a un altro, rafforzandone l'autorità e la visibilità sui motori di ricerca.
Ora, mettiamo che durante il tour tu menzioni un chiosco di street food di cui hai solo sentito parlare bene, ma che non hai mai testato di persona. Lo segnali, ma con una precisazione: "Dicono sia ottimo, ma non posso garantirlo". Ecco, questo è un link nofollow. Stai indicando una risorsa utile, ma senza metterci la tua reputazione. Non le passi la tua autorevolezza.
Perché questa distinzione è così importante?
Questa semplice differenza è il fulcro di ogni strategia SEO che si rispetti. Saper gestire questi due attributi ti permette di:
- Distribuire valore in modo intelligente: Usi i link follow interni per indirizzare Google (e gli utenti) verso le tue pagine più strategiche.
- Costruire un profilo di backlink naturale: Un mix sano di link follow e nofollow è ciò che i motori di ricerca si aspettano di vedere. Un profilo fatto al 100% di link follow può sembrare sospetto.
- Evitare problemi con Google: Segnalare correttamente i link a pagamento (con l'attributo
sponsored) e quelli lasciati dagli utenti nei commenti (ugc) è una regola non scritta per stare alla larga da penalizzazioni.
La scelta tra follow e nofollow non è un dettaglio tecnico, ma una decisione strategica con un impatto tangibile. Pensa che la differenza pratica può influire sul tasso di clic fino al 74,5% nel passaggio dalla seconda alla prima posizione nelle SERP italiane. Non a caso, anche giganti come YouTube adottano strategie miste, con circa il 23% di link nofollow per creare un profilo di backlink equilibrato e credibile. Se vuoi approfondire, trovi dati interessanti sulle tendenze del digital marketing in Italia su Digitalschool.com.
Per capire meglio le differenze pratiche, ecco una tabella riassuntiva che mette a confronto i due attributi.
Confronto Rapido: Attributi Follow vs Nofollow
| Caratteristica | Link Follow (Dofollow) | Link Nofollow |
|---|---|---|
| Passaggio di PageRank | Sì, trasferisce "link juice" e autorevolezza. | No, in genere non trasferisce autorevolezza. |
| Impatto SEO diretto | Alto. Contribuisce a migliorare il posizionamento della pagina linkata. | Basso/Nullo. Non influenza direttamente il ranking. |
| Indicizzazione | Incoraggia Google a scansionare e indicizzare la pagina di destinazione. | Google potrebbe decidere di non seguire il link e non indicizzare la pagina. |
| Voto di fiducia | È un voto di fiducia esplicito verso il contenuto linkato. | È una segnalazione, ma senza un "endorsement" ufficiale. |
| Uso strategico | Link building, link interni verso pagine importanti. | Link a pagamento, commenti, forum, contenuti di cui non ci si fida. |
Questa tabella rende evidente come non esista un attributo "migliore" in assoluto, ma solo quello più giusto per ogni specifico contesto. La vera abilità sta nel saperli bilanciare.
In poche parole, i link follow sono il motore che spinge la tua autorevolezza online, mentre i nofollow sono i guardrail che proteggono la tua strategia, garantendone sicurezza e naturalezza. Andando avanti in questa guida, vedremo esattamente quando e come usarli al meglio.
Certo, ecco la sezione riscritta secondo le tue specifiche, con un tono naturale da esperto umano e aderendo allo stile degli esempi forniti.
Come scalare le SERP con il potere dei link follow
I link follow, o dofollow, sono la vera e propria benzina per la tua scalata nelle classifiche di ricerca di Google. Se immaginiamo i link come "voti" di fiducia nel mondo digitale, un link follow è un voto pieno, un'approvazione diretta che trasferisce valore — il famoso link juice — dal sito che ti linka al tuo. Questo passaggio di autorevolezza è uno dei concetti alla base del PageRank, lo storico algoritmo di Google, e ancora oggi rimane un fattore di posizionamento decisivo.
Pensa a un link follow come a una raccomandazione personale fatta da un esperto del tuo settore. Quando un sito autorevole e pertinente ti menziona con un link, sta di fatto dicendo a Google: "Fidati di questa risorsa, è di qualità e merita attenzione". Questo tipo di segnale non solo spinge in alto la pagina linkata, ma rafforza l'autorità dell'intero tuo dominio.

Il motore della visibilità organica
La correlazione tra un profilo di backlink ricco di link dofollow di qualità e le prime posizioni in SERP è diretta e ben documentata. Un sito che riceve molti "voti" positivi da fonti credibili viene percepito dai motori di ricerca come una risorsa più meritevole. Il risultato? Maggiore visibilità organica, che si traduce in un flusso costante di traffico qualificato, cioè di persone davvero interessate a ciò che offri.
Ogni link follow di valore agisce come un piccolo motore che spinge il tuo sito web verso l'alto, pagina dopo pagina. È proprio per questo che i link dofollow sono l'obiettivo principale di quasi ogni campagna di link building. Non si tratta solo di accumulare link, ma di ottenere quelli giusti: quelli che passano autorevolezza.
Nel panorama SEO italiano, i link dofollow rappresentano il motore principale per il trasferimento di autorevolezza. Il primo risultato nelle SERP ha in media 3,8 volte più backlink dofollow rispetto alle posizioni successive.
Questa dinamica spiega perché la competizione per i link follow è così intensa. Per un'azienda come Seowebsite, ad esempio, puntare su link dofollow da editori europei autorevoli può portare a un incremento del traffico organico del 39,8% solo con il passaggio dalla seconda alla prima posizione. Non solo: le strategie di link building focalizzate sui dofollow hanno dimostrato di poter raggiungere un CTR medio del 42,9% per i featured snippet. Se vuoi approfondire questi dati, puoi trovare altre analisi sul ruolo dei link follow e nofollow qui.
L'importanza strategica dei link interni dofollow
La spinta dei link follow non arriva solo dall'esterno. Una strategia tanto potente quanto spesso sottovalutata è l'uso intelligente dei link interni che, per impostazione predefinita, sono tutti dofollow. Sfruttarli in modo strategico ti permette di guidare sia Google che gli utenti verso le pagine più importanti del tuo sito.
Immagina di aver scritto un articolo di approfondimento che riceve un prezioso backlink dofollow da una testata nazionale. Quell'articolo ora ha un'autorità molto alta. Se da questa pagina inserisci un link interno che punta a una tua pagina prodotto o a una pagina di conversione, stai trasferendo una parte di quel valore esattamente dove serve di più.
Questa tecnica, nota come "PageRank sculpting", ti aiuta a:
- Rafforzare le pagine chiave: Concentri l'autorità sulle pagine che generano fatturato o che sono strategicamente più importanti per il tuo business.
- Migliorare l'indicizzazione: Aiuti Google a scoprire e scansionare più facilmente anche le pagine più profonde del tuo sito.
- Ottimizzare l'esperienza utente: Offri percorsi di navigazione logici che mantengono l'utente più a lungo sul tuo sito, guidandolo verso ciò che cerca.
In sintesi, i link follow, sia esterni che interni, sono indispensabili per costruire un'architettura SEO solida e scalare le classifiche di ricerca. Mentre i backlink esterni costruiscono l'autorevolezza del tuo dominio, i link interni la distribuiscono in modo efficiente, creando un ecosistema forte e interconnesso che massimizza il valore di ogni singolo link che ricevi.
Sfatare un mito piuttosto comune è il primo passo: i link nofollow non sono affatto inutili. Anzi, rappresentano un elemento chiave, un vero e proprio asset strategico per una SEO solida e duratura. Se pensiamo ai link follow come all'acceleratore che spinge il nostro ranking, i nofollow sono il sistema di sicurezza e il navigatore di bordo, che assicurano al nostro sito un viaggio stabile e, soprattutto, credibile agli occhi di Google.
Ignorare l'importanza dei link nofollow significa costruire un profilo backlink sbilanciato, innaturale e, a lungo termine, potenzialmente rischioso. Il loro ruolo, infatti, va ben oltre il semplice "non passare autorevolezza".
Un link nofollow è prima di tutto una dichiarazione di trasparenza. Quando inserisci link a pagamento, come quelli di affiliazione o gli advertorial, usare rel="sponsored" (che è un'evoluzione specifica del nofollow) comunica a Google la natura commerciale di quel collegamento. Questo semplice gesto ti protegge da possibili penalizzazioni per schemi di link che il motore di ricerca potrebbe interpretare come manipolativi.

Il valore indiretto che alimenta la crescita
Il vero potenziale dei link nofollow, però, si nasconde nei benefici indiretti, che spesso si rivelano molto più preziosi del semplice passaggio di PageRank. Ecco dove un link nofollow diventa un alleato potentissimo:
- Genera traffico referral di alta qualità. Un link nofollow da un forum di settore, una discussione su Reddit o un commento di valore su un blog autorevole può portare sul tuo sito un flusso di visitatori realmente interessati. Queste persone non arrivano per caso, ma perché sono state catturate dall'argomento.
- Aumenta la brand awareness. Ogni volta che il tuo brand viene linkato (anche in nofollow) su una piattaforma ad alto traffico come un social network, una testata giornalistica o un blog popolare, ottieni visibilità. Anche se il link non spinge la SEO in modo diretto, costruisce notorietà e familiarità con il tuo marchio.
- Crea un profilo backlink naturale. Un profilo composto al 100% da link dofollow è un enorme campanello d'allarme per Google, perché puzza di artificiale. I link nofollow, che sono una componente organica del web, sono indispensabili per creare un mix equilibrato e credibile.
Questa strategia è fondamentale. Pensa che, secondo un'analisi di Semrush, persino un colosso come YouTube ha un profilo in cui il 23% dei link è nofollow, proprio per mantenere un aspetto naturale. In un caso studio, un singolo commento lasciato su un blog ha generato ben 2.745 visitatori, a riprova di come il traffico da fonti nofollow possa avere un impatto enorme.
Come un nofollow può trasformarsi in un dofollow
Uno degli effetti più interessanti, e spesso sottovalutati, dei link nofollow è la loro capacità di generare, per vie traverse, preziosissimi link dofollow. È un processo quasi spontaneo, che in gergo chiamiamo "link earning".
Immagina questo scenario: condividi una tua guida molto approfondita su LinkedIn (dove tutti i link esterni sono nofollow). Un giornalista o un blogger che ti segue la nota, la trova eccezionale e decide di citarla come fonte nel suo prossimo articolo. Quel link, con ogni probabilità, sarà un bel dofollow da una fonte autorevole.
In questo caso, il link nofollow iniziale è stato il catalizzatore. Ha innescato una reazione a catena che ha portato a ottenere un backlink di grande valore, un'opportunità che senza quella visibilità iniziale non si sarebbe mai concretizzata.
Anche la gestione dei link in uscita dal tuo sito è un'arte. Sapere quando applicare l'attributo nofollow è una best practice SEO irrinunciabile. Per capire meglio come muoverti, ti consiglio la nostra guida su l'attributo nofollow e i link in uscita.
In definitiva, i link nofollow non sono un ripiego, ma un pezzo fondamentale di una strategia SEO matura, che protegge il tuo sito, porta traffico qualificato e apre le porte a opportunità di crescita inaspettate.
Guida pratica agli attributi rel sponsored e ugc
Nel 2019, Google ha cambiato le carte in tavola, chiedendoci di essere più precisi nella gestione dei link. Non basta più distinguere tra follow e nofollow: l'obiettivo è dare ai motori di ricerca un contesto più ricco sulla natura di ogni collegamento. In questo aggiornamento, due attributi sono diventati protagonisti: rel="sponsored" e rel="ugc".
Capire come e quando usarli non è un semplice tecnicismo. È una questione di trasparenza, un modo per proteggere il sito da penalizzazioni e per gestire in modo strategico i link in uscita. Vediamo come funzionano e, soprattutto, quando applicarli.
L'attributo sponsored per la trasparenza commerciale
L'attributo rel="sponsored" è la tua dichiarazione di onestà verso Google ogni volta che un link nasce da un accordo commerciale. In pratica, è obbligatorio usarlo per tutti i collegamenti che, in un modo o nell'altro, sono a pagamento.
Pensa a questo attributo come a un'etichetta trasparente che dice: "Questo link esiste perché ho ricevuto un compenso". Usarlo correttamente è fondamentale per non incappare in penalizzazioni legate agli "schemi di link", che Google vede come un tentativo di manipolare il PageRank.
Ecco i casi in cui il suo utilizzo è indispensabile:
- Advertorial e articoli sponsorizzati: Se ospiti un articolo scritto da un'azienda in cambio di un pagamento, ogni link verso il suo sito deve avere l'attributo
sponsored. - Link di affiliazione: Qualsiasi link che potrebbe generare una commissione per te se un utente lo clicca e acquista qualcosa, va etichettato come
sponsored. - Qualsiasi link a pagamento: In poche parole, ogni volta che ricevi denaro, un bene o un servizio in cambio di un link, questo è l'attributo giusto da usare.
L'attributo ugc per i contenuti generati dagli utenti
Mentre sponsored ha a che fare con la trasparenza commerciale, l'attributo rel="ugc" (acronimo di User-Generated Content) riguarda la sicurezza. Va applicato a tutti i link inseriti dagli utenti sul tuo sito, come nelle sezioni commenti di un blog o nei forum di discussione.
Implementare l'attributo rel="ugc" è un po' come mettere un buttafuori all'ingresso del tuo sito. Lascia che i visitatori interagiscano e pubblichino, ma impedisce che link di spam o di bassa qualità possano compromettere la tua reputazione agli occhi di Google.
Consideralo una mossa preventiva essenziale. Dal momento che non puoi controllare manualmente ogni singolo link lasciato dagli utenti, questo attributo dice a Google di non "fidarsi" ciecamente di quel collegamento, proteggendo così l'autorità del tuo dominio.
I principali contesti di utilizzo sono:
- Commenti del blog: La maggior parte delle piattaforme, come WordPress, oggi applica in automatico l'attributo
rel="ugc nofollow"ai link nei commenti. - Post nei forum: Se gestisci un forum, è cruciale che tutti i link inseriti dagli utenti nelle discussioni abbiano questo attributo per arginare lo spam.
- Aree di contributo utente: Qualsiasi sezione del tuo sito dove un utente può pubblicare contenuti contenenti link (recensioni, profili, ecc.) dovrebbe essere configurata per aggiungere automaticamente l'attributo
ugc.
È anche possibile combinare gli attributi. Ad esempio, rel="nofollow sponsored" è una combinazione valida se, oltre a dichiarare la natura commerciale del link, vuoi segnalare a Google di non associare il tuo sito a quello linkato. In definitiva, scegliere l'attributo corretto non è un dettaglio, ma una decisione strategica che parla della tua credibilità e della sicurezza del tuo progetto online.
Bene, dopo la teoria, è ora di sporcarsi le mani. Vediamo come si implementano correttamente gli attributi dei link.
Passare dalla teoria alla pratica è più semplice di quanto pensi. Che tu sia un mago del codice HTML o un utente affezionato di WordPress, questa guida ti mostrerà passo dopo passo come gestire gli attributi dei link senza sbagliare.

Mettere gli attributi nel codice HTML
Se hai accesso diretto al codice sorgente, l'operazione consiste semplicemente nell'aggiungere un attributo rel al tag <a> di un link. La cosa più importante da ricordare è che il link follow è l'impostazione predefinita, quindi non richiede nessun attributo particolare.
- Link Follow (lo standard): Se vuoi che un link sia follow, non devi fare assolutamente nulla. La sua struttura di base è già progettata per trasferire valore e autorevolezza. Questo è un link follow standard
- Link Nofollow: Per dire a Google di non "fidarsi" ciecamente di un link e di non trasferirgli PageRank, basta aggiungere
rel="nofollow". Link verso un sito non verificato È la scelta giusta quando linki una risorsa di cui non puoi garantire al 100% la qualità o l'affidabilità. - Link Sponsored: Quando un link è a pagamento, come in un articolo sponsorizzato o in un programma di affiliazione, la trasparenza è d'obbligo. Usa
rel="sponsored". Scopri il prodotto in offerta - Link UGC (User-Generated Content): Per i link lasciati dagli utenti, ad esempio nei commenti di un blog o in un forum, l'attributo corretto da usare è
rel="ugc". Il mio sito personale
In alcuni casi si possono anche combinare. Un link sponsorizzato a cui vuoi dare anche un'indicazione generica di nofollow, ad esempio, può diventare rel="nofollow sponsored". Anche se Google considera sponsored e ugc come semplici "suggerimenti", usare l'attributo più specifico è sempre la strategia migliore. Se vuoi approfondire, puoi leggere le riflessioni di John Mueller di Google sulle sfumature degli attributi nofollow.
Gestire i link su WordPress
Per chi usa WordPress, la vita è ancora più facile. Non c'è bisogno di toccare una sola riga di codice.
1. Con l'editor Gutenberg
L'editor a blocchi di WordPress ha reso questa operazione un gioco da ragazzi. Una volta creato il link, ti basta cliccarci sopra e, nelle impostazioni che appaiono, attivare l'opzione "Contrassegna come nofollow". Fatto. WordPress penserà ad aggiungere rel="nofollow" al posto tuo.
2. Con i plugin SEO
Se cerchi un controllo più fine, i principali plugin SEO (come Yoast SEO, Rank Math o All in One SEO) ti offrono tutto ciò di cui hai bisogno. Questi strumenti potenziano l'editor di WordPress, permettendoti di scegliere con un clic anche gli attributi sponsored e ugc.

Come vedi nello screenshot di All in One SEO, il plugin aggiunge delle semplici caselle di spunta per "Nofollow", "Sponsored" e "UGC". Questo approccio guidato elimina ogni possibilità di errore e ti assicura un'implementazione tecnica impeccabile, senza fatica.
Come creare una strategia di backlink bilanciata nel 2026
Nel mondo della SEO, se c'è una cosa che è cambiata radicalmente, è il modo in cui guardiamo ai backlink. L'epoca della caccia sfrenata ai soli link dofollow è finita da un pezzo. Oggi, il vero successo sta nel costruire un profilo di backlink che sia diversificato, naturale e, soprattutto, credibile agli occhi di Google.
Pensala in questo modo: il tuo profilo di backlink è come un portafoglio di investimenti. Non metteresti mai tutti i tuoi risparmi su un singolo titolo, per quanto possa sembrare promettente, giusto? Allo stesso modo, un mix intelligente di link dofollow, nofollow, sponsored e ugc, provenienti da fonti diverse, non solo riduce i rischi, ma costruisce un valore solido e duraturo nel tempo. Questa diversità è il segnale più potente che puoi inviare a Google per dimostrare che la tua popolarità è reale, non manipolata.
Il giusto equilibrio tra dofollow e nofollow
Il cuore di una strategia di link building moderna sta nel saper dosare con intelligenza l'acquisizione di link dofollow da siti autorevoli con la visibilità che ottieni tramite i link nofollow. I primi, lo sappiamo, passano PageRank e spingono direttamente il posizionamento. Ma i secondi? Svolgono un ruolo altrettanto strategico, spesso sottovalutato.
I link nofollow da social media, forum di settore, commenti intelligenti su blog importanti o piattaforme come YouTube sono una miniera d'oro. Generano traffico di altissima qualità (persone realmente interessate) e fanno crescere la notorietà del tuo brand. Un profilo fatto quasi solo di link dofollow suona subito artificiale e può far scattare qualche campanello d'allarme a Google. Al contrario, una sana dose di link nofollow normalizza il tuo profilo, rendendolo più simile a quello dei grandi brand che ricevono menzioni spontanee un po' ovunque.
"Se nessuno parla di te sul web, quei link probabilmente sono falsi. E Google lo sa." Questa riflessione di Ivano Di Biasi, CEO di SEOZoom, centra perfettamente il punto. L'autorevolezza vera si vede dal "brusio" naturale che si crea online, e questo brusio include, inevitabilmente, ogni tipo di link.
Audit e pianificazione: da dove partire?
Prima di lanciarti in qualsiasi campagna, devi fare una fotografia del tuo stato attuale. Prendi i tuoi strumenti SEO preferiti e rispondi a qualche domanda chiave sul tuo profilo di backlink:
- Qual è il rapporto attuale tra link dofollow e nofollow? Un eccesso schiacciante di dofollow potrebbe essere il sintomo di una strategia un po' troppo "spinta".
- Da dove vengono i tuoi link? Sono siti di settore, blog, forum, testate giornalistiche o directory di dubbia qualità? La provenienza è tutto.
- Come sono distribuiti gli anchor text? Se la maggior parte usa parole chiave esatte, sei a rischio di sovra-ottimizzazione. La maggioranza degli anchor dovrebbe essere di tipo "branded" (il nome del tuo brand) o "naked" (l'URL nudo e crudo).
- I link provengono da fonti geograficamente rilevanti? Per un'attività locale, i link da siti della stessa città o regione hanno un valore aggiunto enorme.
Una volta che hai questi dati, puoi iniziare a pianificare. L'obiettivo non è una percentuale fissa magica, ma costruire un profilo che sembri organico per il tuo settore. Dai un'occhiata ai tuoi competitor meglio posizionati: spesso, la loro distribuzione di link è un ottimo benchmark da cui partire. Se vuoi un supporto più operativo, puoi approfondire la nostra guida pratica su come fare link building di qualità.
Non dimenticare la link building interna
Infine, una strategia davvero completa non può ignorare il potere della link building interna. Mentre i backlink esterni costruiscono l'autorità generale del tuo dominio, sono i link interni a distribuirla in modo strategico tra le tue pagine più importanti.
Sfrutta i link interni (che sono dofollow per natura) per canalizzare il "link juice" verso le tue pagine di conversione o i tuoi articoli pilastro. In questo modo, non solo rafforzi la loro rilevanza, ma aiuti Google a capire meglio la struttura e la gerarchia del tuo sito. Unendo un'acquisizione esterna equilibrata a una gestione interna intelligente, crei un ecosistema SEO robusto, capace di resistere agli aggiornamenti degli algoritmi e di costruire un'autorevolezza a prova di futuro.
Domande frequenti su link follow e nofollow
Abbiamo visto la teoria dietro ai link follow e nofollow, ma è nella pratica che emergono i dubbi più ostici. Facciamo un po' di chiarezza rispondendo alle domande più comuni che incontro ogni giorno, andando dritti al punto con consigli pratici.
Devo usare nofollow per tutti i link esterni?
Assolutamente no, anzi, sarebbe un errore. Mettere il nofollow su ogni link in uscita è una pratica superata che, di fatto, ti isola. Un link follow verso un sito autorevole e pertinente è un segnale di valore per Google: stai dicendo al motore di ricerca che partecipi a una conversazione di qualità e che offri risorse utili a chi ti legge.
La vera abilità sta nel capire il contesto:
- Usa follow quando citi una fonte di alta qualità, una ricerca, uno studio o un articolo che dà più spessore al tuo contenuto. È un voto di fiducia.
- Usa nofollow quando non puoi garantire al 100% l'affidabilità della risorsa, quando il link punta a un concorrente diretto o in contesti specifici, come la sezione commenti.
I link nofollow sono completamente inutili per la SEO?
Questo è uno dei miti più duri a morire nel mondo della SEO. I link nofollow non sono affatto inutili; semplicemente, non trasferiscono PageRank in modo diretto. Il loro valore, però, è strategico e spesso viene sottovalutato.
I link nofollow rendono il tuo profilo di backlink più naturale e credibile, possono generare traffico referral di alta qualità e aumentano la visibilità del tuo brand. Un profilo fatto solo di link dofollow puzza di artificiale lontano un miglio e potrebbe insospettire Google.
Pensa ai link che arrivano dai social media, dai forum di settore o da piattaforme come Wikipedia: sono quasi tutti nofollow. Eppure, possono portare migliaia di visitatori realmente interessati al tuo sito e, di conseguenza, stimolare la nascita di preziosi link dofollow in modo del tutto naturale.
Google penalizza se non uso gli attributi sponsored o ugc?
Sì, il rischio c'è ed è concreto. Google su questo è stato chiarissimo: i link che derivano da un accordo commerciale devono essere segnalati con trasparenza. Dimenticarsi di usare rel="sponsored" per link di affiliazione, articoli sponsorizzati o qualsiasi altra forma di pubblicità è una violazione diretta delle sue linee guida.
Le conseguenze vanno dalla semplice svalutazione del link fino a un'azione manuale, cioè una penalizzazione che può affossare la pagina o l'intero sito. Allo stesso modo, non gestire i link nei commenti con rel="ugc" ti espone al rischio di spam, che può rovinare la reputazione del tuo dominio. Insomma, essere trasparenti non è più una scelta, ma una necessità per fare SEO seriamente.



