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Link Follow e Nofollow: Differenza e tipi di utilizzo

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Posted by on Ott 30, 2018 in |
follow e nofollow

Se per alcuni il dilemma “è nato prima la gallina o l’uovo”, per noi più semplici e più comuni operatori di ogni tipologia sul web la questione è di certo un’altra.

Che cosa sono i link “Follow e Nofollow”? E qual è la differenza fra questi due valori e quale peso hanno per un sito web, lo stesso vale per i collegamenti sia in entrata sia in uscita. In quest’articolo vogliamo fare un deciso passo avanti su uno dei centrali temi per attività sul Web.

Per le operazioni di onpage (soprattutto) e di offpage, sono una delle basi e come costruire un profilo backlink solido.

L’importanza per Google, Link Follow e Nofollow

Una premessa: come i collegamenti interni al proprio blog o sito (link e altre risorse), sono fra le caratteristiche base d’internet, non a caso stiamo parlando di Web e di Rete, ossia una correlata struttura, dove ogni specifico file porta a un altro.

Eliminare in modo completo il link da qualsiasi sito è davvero assurda, anche se solo come idea. Oltre che assolutamente paradossale, perché genererebbe vita a entità singole che hanno una propria vita e quindi, di conseguenza, offrono agli utenti soltanto un limitato contenuto e una parziale esperienza.

La natura d’internet, al contrario, prevede che quando si parla di una pagina con contenuti presenti in altri siti web un link è molto utile per l’utente che ha intenzioni di approfondire in modo più dettagliato l’argomento o semplicemente per saperne di più o confrontarlo.

Lo stesso vale per riprendere un tema già esposto sul proprio sito o blog e ritornarci con un link interno. Insomma, per farla breve, la scelta è del navigante, che deve essere messo nelle comode condizioni di poter scegliere il link seguire e quindi rimanere in linea con le informazioni più utili possibile che sta ricercando.

E’ evidente che quando il collegamento con l’uso di un esterno link ci dobbiamo assumere le nostre responsabilità verso i Crawler di Google e ovviamente verso l’utente, perché dobbiamo essere, sempre, consapevoli della risorsa usata e dell’affidabilità.

La correlazione fra posizionamento e backlink

Oltre all’importanza “strutturale” del sito, dobbiamo considerare un altro fattore che i link fondamentali: fra i fattori vari di ranking impiegati dai motori di ricerca (come Google) ci sono proprio questi ipertestuali riferimenti, che sono usati per determinare l’autorevolezza e l’affidabilità di un documento su internet, di classificarlo di conseguenza delle “SERP”.

E qui si arriva al titolo dell’articolo e quindi alla questione “Link dofollow e nofollow“.

La questione ha radici che ha dato origini, nel passato, della SEO: Google, per diversi anni ha basato i suoi giudizi su pagine e siti Web e di conseguenza alla ricerca dei naviganti e al suo risultato, sul PageRank, ossia un algoritmo, che stabiliva la popolarità delle pagine sul web, con l’analisi (principalmente) del numero di backlink che puntavano alle stesse oltre che ad altri sii web.

Per essere più chiari, veniva considerata una correlazione stretta fra la quantità numerica ricevuta di backlink e il posizionamento delle pagine, il tutto senza alcuna valutazione di qualità o tipo di questo riferimento.

Ovviamente si era all’inizio della strategia di marketing online, quando i cosiddetti Link Farm dominavano. Questi siti erano delle vere e proprie “fattorie” di link e contenuti, spesso sotto forma di semplici generatori e aggregatori di link, In passato, tutti avevano recepito il messaggio che era necessario solo scalare le posizioni.

A cosa servono i link dofollow

In poche parole, all’opposto esatto di questo c’è il “dofollow“, detto più semplicemente follow, che in pratica non è un esistente attributo, ma una standard impostazione per gli esterni collegamenti. Infatti, nel codice HTML non esiste alcuna speciale stringa che contraddistingue questa tipologia.

Ogni sito, che non ha, in modo esplicito, provveduto a indicare il “nofollow” ai propri ipertestuali rimandi, segnala ai motori di ricerca (Google) che i propri link, sono da seguire in uscita.

In teorici termini, i link do-follow invitano Google (crawler) a seguire il collegamento, per il motivo che sia ritenuto utile per l’utente e allo stesso modo per i motori di ricerca. A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che l’azione rappresenta una grande opportunità per dare più forza al posizionamento del proprio sito, perché danno valore e feedback ottimale e di qualità verso il sito linkato.

In una corretta strategia “SEO Offpage“, è necessario valutare con molta attenzione la “link popularity“, pensando non soltanto (e non più) ad accumulare degli specifici riferimenti provenienti da altri siti, ma in modo fondamentale a ricevere link in entrata che, necessariamente devono essere di qualità e attinenti alla linkata risorsa.

Link follow e nofollow, cosa scegliere per il tuo sito?

Per fare una sintesi, quindi, cosa vuol dire link dofollow e nofollow, oltre che come devi comportarti per il tuo sito?

Come già scritto negli altri paragrafi, se tutti sterilizzassero i link out (uscita) d certo c troveremmo davanti a scollegati e isolati siti, che non offrirebbero nessun utile servizio, né verso Google (motori di ricerca) né all’utente, che devono sfruttare anche il numero dei rimandi per dare un ordine specifico alla propria SERP.

Questo importante concetto, per certi versi, molto semplice, cozza con diverse teorie e metropolitane leggende (spesso anche bizzarre) che arrivano dalla rete, come la paura d’incappare in preoccupanti penalizzazioni dei motori di ricerca, come quello di possedere un numero troppo elevato di link in uscita su un solo sito o anche di perdere “link Jiuce” con il mantenimento di link dofollow.

Nelle ultime riflessioni, in realtà, sulla SEO, gli esperti sostengono che Google ancora prenda in considerazione (anche in modo meno importante), i link nofollow per valutare un sito, però a patto che l’esterno riferimento provenga da un buon livello di siti web e di affini argomenti.

Per i link la creazione del rel Nofollow

Con i successivi aggiornamenti di Google, è tutto cambiato, infatti hai deciso di dare un preciso segnale a tutte le persone che operano, in modo anche professionale, sul Web: focus sulla qualità, addio alla quantità.

Il diretto effetto è la creazione, per taluni collegamenti ipertestuale, dell’attributo”No Follow”, in pratica, una variabile disponibile, per i webmaster, per segnalare a Google (in generale motori di ricerca) di non “seguire” il collegamento, ma in modo particolare l’adozione di varie linee guida molto più dettagliata e stringente per un’analisi dei back link, fino ad arrivare alla situazione odierna, che come noto, per stabilire le acquisizioni di popolarità e benefici gli algoritmi sono in grado di eseguire una valutazione, oltre valutarne l’autorevolezza che può offrire un link verso un altro, anche la tematica correlazione e altri fattori in parte famosi.

Link Nofollow cosa significa

In pratici termini il No Follow o Nofollow (in internet sono presenti entrambe le occorrenze) è un assegnato valore all’attributo rel di un link, che nel linguaggio HTML appare con questa specifica stringa: <a href=”http://example.com” rel=nofollow”>Esempio Sito</a>: per il visitatore/utente la cosa non cambia, per il motivo che il link può essere sempre cliccato e porta una diversa pagina, ma molto cambia per il sito.

Nella specifica guida della “Search Console di Google“, infatti, ci chiarisce che chi fa la scelta di utilizzare quest’opzione indica in modo esplicito ai “BOT” di Google (ma per tutti i motori di ricerca) di non seguire il link in questione, che non “ottiene”, di conseguenza, un peso al fine del posizionamento al link stesso e quindi non riceve autorevolezza (o perlomeno, non nella medesima misura di un link dofollow).

Quest’attributo, in particolare, dovrebbe essere assegnato a link acquistati o venduti, oltre a specifici collegamenti esemplificati nella guida: in modo veloce, citiamo i non attendibili contenuti o al di fuori dal proprio controllo, contenuti creati dagli utenti (un immediato esempio, i link immessi nei commenti, che compresi i CMS come WordPress considera ormai di default come no follow), link, che per i “crawler di Google” possono risultare non utili (vale a dire pagine di private o di registrazione, che praticamente rappresenterebbero, per i BOT, soltanto uno spreco di risorse).

Link Nofollow quando usarli

Si può affermare, in definitiva, che per chi ha un sito ed anche la persona che lo gestisce:

L’aggiunta del rel nofollow ha il significato di dire ai crawler di Google o più in generale dei motori di ricerca, di non seguire, durante le loro esplorazioni, i link.

Utilizzare in modo continuo il nofollow può andare contro i principi base del web.

Laddove non di base, si può impostare il no-follow, per i commenti redatti dai naviganti e altri “manipolabili” contenuti.

La scelta di quest’attributo è possibile per evitare di trasmettere l’autorevolezza e il “potere” del sito che si gestisce a un altro linkato, che tuttavia ritengo utile per il lettore.

In aggiunta, il valore dovrebbe essere inserito anche per collegamenti ipertestuali verso le affiliazioni, link a pagamento (anche di advertising, sia delle immagini sia del testo), link a/verso pubbliredazionali diretti su articoli che hanno minima attinenza di topic con quello della target pagina, link a/ verso comunicati stampa e anche link nei widget, verso poco affidabili contenuti e link dove sono presenti soltanto form (moduli).

Il valore ricevuto dei link nofollow

Per chi al contrario riceve un link “nofollow”. L’attributo ha ancora tuttavia un peso per il sito e quindi per il suo posizionamento.

Un link in ogni caso è un collegamento: detto del valore minore per il motore di ricerca, ottenere un riferimento ad ogni modo, porta a una diffusione del personale sito e semmai, anche a una più ampia condivisione tramite il contenuto dell’utenza. Permette comunque di poter ottenere traffico immediato e diretto.

Per il sito, è un preciso segnale d’autorevolezza, in modo particolare se deriva da un sito riconosciuto e quindi molto forte. Un caso che spiega il successo è di Wikipedia, che per una precisa strategia ha impostato, a tutti i link out (uscita) l’attributo nofollow, lo stesso vale per YuoTube.

Essere presenti in una menzione virtuale enciclopedia, rappresenta, infatti, un valore elevato per il proprio sito e non solo simbolico.