Ammettiamolo: la corsa all'oro per accaparrarsi backlink da domini .gov e .edu è una strategia SEO che appartiene al passato. Spesso, non porta affatto il valore che ci si aspetta. Contrariamente a un mito duro a morire, Google non dà alcun "bonus" automatico a questi link solo per la loro estensione; il loro peso, come per qualsiasi altro link, dipende solo e soltanto dalla pertinenza, dall'autorevolezza e dalla qualità del sito che li ospita.
Perché il mito dei backlink .gov e .edu è morto e sepolto
Per anni, nel mondo della SEO, i link provenienti da domini governativi (.gov) ed educativi (.edu) sono stati visti come il Sacro Graal della link building. L'idea di fondo era semplice: questi domini sono intrinsecamente affidabili, quindi un link proveniente da uno di essi era una raccomandazione potentissima per Google. Questa logica, un tempo anche condivisibile, oggi è un pericoloso anacronismo.
La realtà, oggi nel 2026 e a seguire, è che l'algoritmo di Google è diventato molto più sofisticato. Non si accontenta più di scorciatoie come l'estensione di un dominio per valutare un link. Al contrario, analizza centinaia di segnali per capire il valore reale di un backlink, e in cima a questa lista c'è la rilevanza contestuale.
La realtà contro il mito
Facciamo un po' di chiarezza mettendo a confronto le vecchie credenze con il modo in cui funzionano oggi gli algoritmi. Questa tabella smonta i miti più diffusi, mostrandoti perché rincorrere ciecamente questi link è diventato uno spreco di tempo e budget.
Ecco un confronto rapido per darti subito un quadro chiaro della situazione.
Confronto Rapido sui Backlink .gov e .edu Una tabella che mette a confronto le credenze comuni sui backlink .gov e .edu con la realtà della SEO nel 2026, per darti subito un quadro chiaro.
| Il Mito Comune | La Realtà nel 2026 |
|---|---|
| Google dà un "boost" speciale ai link .gov e .edu. | Google ha dichiarato più volte che non esistono trattamenti di favore basati sull'estensione del dominio. |
| Un link da qualsiasi sito .edu/.gov è prezioso. | Un link fuori contesto, anche da un sito .edu prestigioso, ha valore nullo o, nel peggiore dei casi, negativo. |
| Sono una scorciatoia per guadagnare autorevolezza. | L'autorevolezza si costruisce con link pertinenti e di qualità, a prescindere dal TLD del sito di origine. |
Come vedi, la situazione è molto diversa da come veniva dipinta in passato.
È vero, molti siti .gov e .edu sono autorevoli. Ma questo succede perché, nel tempo, tendono a guadagnare link in modo naturale da altre fonti affidabili, non per una magia legata al loro dominio. Questo accumulo di autorevolezza (il famoso PageRank) è ciò che rende alcuni di questi link validi, non certo l'estensione in sé.
Pensaci: uno studio di Moz del 2024 aveva rilevato un aumento del 10% nella fiducia percepita per i siti con link .gov/.edu. Tuttavia, il dibattito nella community SEO ha chiarito che questo non deriva da un trattamento preferenziale di Google. Deriva dal semplice fatto che questi domini, storicamente, hanno un PageRank più elevato. Se vuoi approfondire, puoi trovare spunti interessanti sui fattori di ranking SEO su alliai.com.
Concentrarsi solo sull'estensione del dominio è come giudicare un libro dalla copertina, ignorandone completamente il contenuto. Una strategia di link building moderna ed efficace deve andare oltre, valutando ogni potenziale link per la sua reale pertinenza e qualità.
Bene, mettiamoci comodi e facciamo un tuffo nel passato. Per capire come mai oggi la caccia ai link .gov e .edu sia una strategia SEO a dir poco superata, dobbiamo riavvolgere il nastro fino ai primi anni 2000. Parliamo di un'era digitale quasi preistorica, dove Google era un motore di ricerca molto più ingenuo di quello che conosciamo.
In quegli anni, gli algoritmi si basavano su segnali semplici, quasi rudimentali, per capire se un sito fosse affidabile o meno. E in questo scenario, i domini .gov (governativi) e .edu (universitari) spiccavano su tutti gli altri.
Il motivo era semplice: a differenza di un .com o un .net, che chiunque poteva comprare con una manciata di euro, ottenere un dominio .gov o .edu era un'impresa. Serviva un processo di verifica serissimo, riservato solo a enti governativi e istituzioni accademiche riconosciute. Questa barriera all'ingresso era, per Google, un segnale di fiducia potentissimo.
La logica del TrustRank e dell'autorità "per definizione"
I primi algoritmi di Google ragionavano un po' come un sistema di citazioni accademiche. Un link era un voto di stima. Se un sito considerato autorevole ti linkava, una parte della sua "fama" passava a te. È su questo principio che si basavano concetti come il TrustRank, un algoritmo nato proprio per separare i siti di qualità dallo spam dilagante.
L'idea del TrustRank era geniale nella sua semplicità: si partiva da un piccolo gruppo di siti "seme", considerati universalmente affidabili (come le grandi università o i portali governativi), e si misurava la "distanza" degli altri siti da questo nucleo fidato. Un link diretto da un sito .edu era, in pratica, il modo più veloce per dimostrare di essere "vicini" a una fonte autorevole.
Questa dinamica ha dato il via a un ragionamento che, per l'epoca, filava liscio come l'olio:
- Esclusività come sigillo di garanzia: Se era così difficile ottenere un dominio .edu, si presumeva che i contenuti su quel sito fossero, per forza di cose, più controllati e affidabili della media.
- Autorità per associazione: Ricevere un link da un'università o da un ente pubblico era l'equivalente digitale di una lettera di raccomandazione scritta da un premio Nobel. L'algoritmo lo interpretava come una prova schiacciante: "Questo sito è legittimo e merita fiducia".
Era inevitabile, quindi, che per anni accaparrarsi un backlink da un dominio .gov o .edu diventasse l'ossessione di ogni SEO. Era la scorciatoia per eccellenza per scalare le classifiche, un modo per urlare a Google: "Ehi, guarda! Persino un'università prestigiosa si fida di me!".
Dal segnale di fiducia al mito da sfatare
Tutto questo bel castello, però, poggiava su fondamenta che oggi non esistono più: l'idea che l'estensione del dominio fosse un indicatore infallibile di qualità. Era una scorciatoia, un'approssimazione che i vecchi algoritmi usavano perché non avevano strumenti più sofisticati per analizzare il vero contesto e la pertinenza di un link.
La convinzione che un link .gov o .edu valesse intrinsecamente di più si è cementata nella cultura SEO fino a diventare leggenda, un mantra ripetuto per anni su blog e forum. Questo ha finito per creare un vero e proprio mercato, spesso ai limiti del lecito, con l'unico scopo di collezionare questi "link d'oro", a prescindere che fossero davvero utili o pertinenti.
Capire questo contesto storico è fondamentale. Ci fa comprendere perché oggi le cose siano cambiate in modo così radicale. Come vedremo tra poco, gli algoritmi moderni non hanno più bisogno di queste scorciatoie e, anzi, l'abuso di queste tattiche ha reso la caccia a queste estensioni di dominio una strategia obsoleta e una totale perdita di tempo.
Andiamo dritti al punto: cosa dice Mamma Google di tutta questa storia? La leggenda dei backlink .gov e .edu si schianta contro un muro di smentite ufficiali. Da anni, i portavoce del motore di ricerca, in particolare figure di spicco come John Mueller, ripetono lo stesso mantra, quasi fino alla noia: non esiste nessun trattamento di favore.
La posizione di Google è sempre stata chiarissima: non c'è un algoritmo segreto che assegna un "bonus" a un link solo perché arriva da un dominio .gov o .edu. Un link è un link, punto. Il suo valore dipende dalla rilevanza contestuale, dall'autorevolezza della pagina specifica da cui parte e dalla qualità generale del sito, non dall'etichetta del suo dominio (TLD).
Questa insistenza da parte di Google non è un capriccio. È la reazione a un fenomeno che potremmo chiamare "il paradosso dello spam": l'ossessione della comunità SEO per questi link ne ha, alla fine, distrutto il valore.
L'inquinamento dei segnali di qualità
Pensa a una piazza prestigiosa nel centro di una capitale, circondata da palazzi istituzionali e università storiche. All'inizio, avere un'attività lì è un simbolo di prestigio. Ora, immagina che quella stessa piazza venga invasa da centinaia di venditori ambulanti che lasciano volantini e spazzatura ovunque. Il valore percepito di quel luogo crollerebbe a picco.
Ecco, questo è esattamente ciò che è successo ai siti .gov e .edu. La corsa all'oro per accaparrarsi questi presunti "super link" ha scatenato pratiche di spam su larghissima scala:
- Sezioni commenti inondate: Blog universitari e di agenzie governative presi d'assalto da commenti totalmente fuori tema, imbottiti di link.
- Profili fake nei forum: Creazione di migliaia di profili su forum accademici o istituzionali al solo scopo di piazzare un link in firma.
- Abuso delle risorse per studenti: Sfruttamento di sezioni dedicate agli studenti (come blog personali o pagine profilo) per pubblicare contenuti spazzatura e link a casaccio.
Tutta questa attività ha generato un rumore di fondo assordante, inquinando quelli che un tempo erano segnali di fiducia.
Google si è trovata di fronte a un bel problema: come distinguere un link legittimo e meritato da uno piazzato con lo spam su queste piattaforme? La soluzione è stata affinare gli algoritmi per riconoscere e svalutare i link di bassa qualità, a prescindere da dove provenissero.
Un aspetto critico, spesso trascurato da chi vende pacchetti di link building, è proprio questo. La convinzione che questi backlink fossero un "cheat code" per la SEO ha spinto un'orda di persone a inserirli con ogni mezzo, lecito o meno. E così, Google è stata costretta a creare filtri specifici per ignorare una fetta enorme di link provenienti da questi domini, dimostrando come la percezione di valore di una tecnica possa, di fatto, annientarne il valore reale.
La svalutazione come conseguenza inevitabile
Davanti a questo scenario, Google ha dovuto correre ai ripari. Il motore di ricerca ha imparato a riconoscere gli schemi tipici dello spam su questi domini e, di conseguenza, ha iniziato a guardare con enorme scetticismo i link provenienti da sezioni "aperte" e non moderate di siti istituzionali, come forum e commenti. Molti di questi link oggi vengono semplicemente ignorati o, peggio, possono essere interpretati come un tentativo di manipolazione.
In altre parole, la community SEO ha abusato di questa tattica fino a renderla inutile. La spasmodica ricerca del backlink .gov o .edu è diventata una tecnica SEO priva di valore non perché Google abbia deciso di penalizzare queste estensioni, ma perché l'abuso ha costretto il motore di ricerca a diventare molto, molto più selettivo. Puoi leggere di più su come Google protegge i segnali dall'influenza dello spam nel nostro approfondimento.
Oggi, un link da una pagina di ricerca universitaria, ottenuto perché il tuo studio è stato citato come fonte, ha un valore immenso. Un link dalla sezione commenti dello stesso sito, invece, vale zero. La differenza sta tutta nel contesto e nella pertinenza, non in tre lettere alla fine di un URL.
È ora di cambiare punto di vista. Di smettere di rincorrere vecchi miti SEO, come la caccia disperata all'estensione di dominio, e di concentrarsi su ciò che per Google conta davvero nel 2026: la rilevanza contestuale. Questo cambio di mentalità è l'unica strada per costruire un profilo di backlink solido, capace di portare risultati concreti e che durino nel tempo.
L'idea che un link sia prezioso solo perché arriva da un sito .gov o .edu è un retaggio del passato, di una SEO che non esiste più. Oggi, gli algoritmi di Google sono incredibilmente sofisticati nel capire le connessioni tematiche tra le pagine. La sua priorità non è l'etichetta del dominio, ma il significato e il contesto di quel link.
L'esempio del vino e dell'informatica
Mettiamola sul pratico. Immagina di avere un e-commerce di vini pregiati e di dover scegliere tra due opportunità di link building:
- Pagare (e anche caro) per un link inserito in una vecchia discussione di un forum studentesco, sepolto nel sito di una prestigiosa facoltà di informatica (.edu).
- Ricevere un link naturale da un famoso sommelier che, sul suo blog di settore, ha recensito con entusiasmo uno dei tuoi vini.
Quale dei due link pensi che Google consideri più prezioso? La risposta è scontata. Il link del sommelier non solo ti porterà traffico di persone realmente interessate e potenziali clienti, ma manderà a Google un segnale potentissimo: il tuo sito è un punto di riferimento nel mondo del vino, riconosciuto da altri esperti. Il link dal sito .edu, al contrario, è un pesce fuor d'acqua. Agli occhi di un algoritmo evoluto, è semplicemente irrilevante.
Questo semplice esempio ci porta a una verità fondamentale: un link proveniente da un sito di nicchia, ultra-specializzato nel tuo stesso settore, ha un valore enormemente superiore a quello di un link generico da un dominio prestigioso ma tematicamente slegato. La rilevanza batte sempre la presunta autorevolezza del dominio.
È proprio questa la logica su cui si fonda una strategia di link building moderna ed efficace. L'obiettivo non è fare una sterile collezione di estensioni di dominio, ma tessere una rete di connessioni che confermino la tua competenza in un determinato argomento.
Il flusso di autorevolezza tematica
Per capire ancora meglio, parliamo di "flusso di autorevolezza tematica". Immagina l'autorevolezza non come un punteggio unico e generico, ma come una serie di "vasi comunicanti" specifici per ogni argomento. Quando un sito esperto in "vini" linka al tuo e-commerce di vini, ti sta trasferendo una parte della sua autorevolezza tematica proprio su quell'argomento.
Un link dalla facoltà di informatica, invece, trasferirebbe (in teoria) autorevolezza sul tema "informatica", che è completamente inutile per posizionare un sito che vende vino. È come chiedere una referenza per un posto da chef a un astronauta: per quanto la persona sia prestigiosa, la sua opinione in quel contesto specifico non ha alcun peso.
Costruire un profilo backlink sensato significa quindi:
- Individuare le vere autorità del tuo settore: Blog specializzati, riviste online, forum di appassionati, profili social di esperti riconosciuti.
- Creare contenuti di valore: Ricerche originali, guide complete, case study così utili che queste autorità vorranno citarti spontaneamente.
- Costruire relazioni autentiche: Interagire con gli esperti del tuo campo, partecipare alle discussioni, offrire il tuo contributo in modo genuino.
Capire perché i backlink .gov e .edu sono una tecnica SEO senza valore è il primo, fondamentale passo verso una strategia più intelligente. L'autorevolezza si costruisce dimostrando competenza sul campo, non collezionando trofei obsoleti. Se vuoi approfondire come Google interpreta l'autorevolezza, ti consigliamo di leggere il nostro articolo su come non preoccuparsi della Topical Authority. Il futuro della SEO è di chi sa leggere il valore del contesto.
L'analisi costi-benefici che mette fuori gioco i link .gov e .edu
Parliamoci chiaro e andiamo dritti al sodo, toccando il tasto che più interessa a ogni piccola e media impresa: il tempo e i soldi. Se guardiamo alla caccia ai backlink .gov e .edu con la lente del ritorno sull'investimento (ROI), il quadro che ne esce è a dir poco sconfortante. Per la stragrande maggioranza delle aziende, inseguire questi link è semplicemente un pessimo affare.
La realtà dei fatti è questa: ottenere un singolo backlink di qualità da un'università o un ente governativo è un'impresa titanica. Un processo lungo, costoso e dall'esito tutt'altro che garantito. Non stiamo parlando di lasciare un commento su un blog, che come abbiamo visto ha valore zero, ma di guadagnarsi una citazione vera, contestuale e legittima.
Tutto questo richiede un investimento di risorse che spesso è insostenibile per una PMI o un e-commerce con un budget SEO che non sia illimitato.
Il costo reale di un singolo link
Proviamo a dare un peso a questo sforzo. Per conquistare un backlink editoriale da un sito .edu, il percorso è tutt'altro che una passeggiata. Richiede attività complesse che prosciugano tempo e budget, come:
- Creare contenuti di calibro accademico: Non basta un ottimo articolo. Stiamo parlando di ricerche originali, studi basati su dati proprietari o risorse di valore così elevato da meritare una citazione in ambito universitario.
- Fare un outreach chirurgico e personalizzato: Scordatevi le email a pioggia. Qui si tratta di identificare professori, ricercatori o dipartimenti specifici, costruire una relazione e solo dopo, forse, proporre il proprio contenuto.
- Affrontare cicli di approvazione biblici: Le istituzioni accademiche e governative sono note per la loro burocrazia. Un link può richiedere mesi, se non addirittura più di un anno, per essere approvato e messo online.
Le analisi più recenti nel settore SEO confermano che la difficoltà nell'ottenere link da siti .edu e .gov è schizzata alle stelle, rendendo questa tattica ancora più svantaggiosa. Questi siti hanno standard editoriali rigidissimi e linkano solo a fonti di massima autorevolezza e pertinenza. Uno studio ha evidenziato che il tempo medio per ottenere un singolo backlink .gov si aggira tra i 6 e i 12 mesi di continui contatti e negoziazioni. Se vuoi approfondire, trovi ulteriori spunti sul valore dei backlink .gov e .edu su seoviser.com.
Un caso pratico per una PMI
Immaginiamo una piccola impresa che investe 1.500 € al mese in SEO. Potrebbe bruciare l'intero budget di un mese, o anche di più, solo per provare a ottenere un singolo link .gov o .edu. E senza alcuna garanzia di successo.
Questo significa mettere sul piatto oltre 1.500 € e centinaia di ore di lavoro per un solo backlink che, se non perfettamente a tema, potrebbe non portare alcun beneficio concreto. È un azzardo che pochissime aziende possono davvero permettersi.
Ora, mettiamo questa scommessa a confronto con una strategia alternativa. Con lo stesso budget, la nostra PMI potrebbe:
- Pubblicare 2-3 guest post di alta qualità su blog di settore molto seguiti.
- Creare e promuovere un'infografica d'impatto o un piccolo studio originale.
- Lanciare una campagna di digital PR per ottenere menzioni su testate locali o di nicchia.
Tutte queste attività, messe insieme, porterebbero con buona probabilità dai 5 ai 10 backlink pertinenti e di qualità da domini diversi. Il risultato? Traffico qualificato e autorevolezza tematica costruita in modo molto più rapido ed efficiente. Il ROI, in questo caso, è palesemente superiore. L'analisi costi-benefici lo dimostra senza appello: capire perché i backlink .gov e .edu sono una tecnica SEO senza valore pratico è il primo, fondamentale passo per ottimizzare il budget e puntare a risultati concreti.
Strategie di link building che funzionano davvero nel 2026
Bene, abbiamo visto perché la caccia ai backlink .gov e .edu è ormai una tecnica SEO superata e, francamente, poco utile. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e vedere cosa funziona davvero. Mettiamo da parte la fissazione per le estensioni di dominio e concentriamoci su strategie che, nel 2026, costruiscono un’autorevolezza solida e portano risultati che si vedono.
La link building efficace oggi non cerca scorciatoie. L'obiettivo è uno solo: guadagnare link in modo spontaneo, perché i tuoi contenuti e il tuo brand sono diventati un punto di riferimento nel settore. Questo approccio non solo piace a Google, ma attira anche traffico di qualità e clienti realmente interessati.
Vediamo insieme alcune tattiche concrete, perfette per PMI, e-commerce e professionisti che vogliono investire il loro budget con intelligenza.
Guest posting strategico e mirato
Il guest posting non è affatto morto, si è semplicemente evoluto. Scrivere articoli mediocri su siti qualunque solo per piazzare un link è una pratica del passato. Oggi, fare guest posting in modo strategico significa creare contenuti di altissimo livello per blog e testate online che sono vere autorità nella tua nicchia.
Immagina di dover tenere un discorso a una conferenza di settore. Non accetteresti qualsiasi invito, ma sceglieresti solo gli eventi più prestigiosi e perfettamente in linea con le tue competenze. Ecco, il concetto è lo stesso.
La parola d'ordine qui è rilevanza. Un singolo guest post su un blog iper-specializzato, letto dal tuo cliente ideale, ha un valore infinitamente superiore a dieci link sparsi su siti generici e fuori contesto.
Prima ancora di scrivere una riga, studia a fondo il blog che vuoi contattare. Leggi i loro articoli, assorbi il loro tono di voce e cerca di individuare un argomento non ancora trattato dove puoi portare una prospettiva fresca e originale. L'approccio personalizzato fa tutta la differenza.
Creazione di contenuti "calamita"
I contenuti "calamita" (spesso chiamati link bait) sono risorse talmente utili, uniche o illuminanti da attirare link in modo del tutto naturale. Invece di doverli chiedere, li ottieni perché le persone non vedono l'ora di citarti. È la forma più pura e potente di link building.
Alcuni esempi che funzionano alla grande:
- Studi e ricerche originali: Raccogli dati proprietari sul tuo settore e trasformali in un report dettagliato. Le statistiche inedite sono oro colato per giornalisti, blogger e ricercatori che cercheranno una fonte da citare.
- Infografiche d'impatto: Trasforma dati complessi o processi articolati in un formato visivo accattivante e semplice da condividere sui social e su altri blog.
- Strumenti gratuiti: Sviluppa un piccolo tool, un calcolatore o un template che risolva un problema specifico del tuo pubblico. Pensa a un "Calcolatore del ROI per campagne marketing" o a un "Generatore di palette colori per brand".
- Guide definitive: Impegnati a scrivere la guida più completa e approfondita che esista online su un certo argomento. L'obiettivo è diventare LA risorsa di riferimento per chiunque cerchi informazioni su quel tema.
Certo, queste risorse richiedono un investimento iniziale di tempo e risorse, ma il loro ritorno nel lungo periodo in termini di link, traffico e autorevolezza è impareggiabile.
Recupero di link rotti (broken link building)
Questa è una delle tattiche più intelligenti ed efficaci. Consiste nel trovare link non più funzionanti (quelli che portano a una pagina di errore 404) su siti autorevoli della tua nicchia e, semplicemente, proporre al proprietario del sito di sostituirli con un link a una tua risorsa valida e pertinente.
Il processo è piuttosto semplice:
- Individua pagine autorevoli che trattano argomenti affini ai tuoi.
- Scansiona queste pagine con strumenti come Ahrefs o l'estensione Check My Links per trovare eventuali link rotti.
- Verifica a quale contenuto puntava il link rotto e assicurati di avere sul tuo sito una risorsa simile o, ancora meglio, superiore.
- Contatta il webmaster, segnalagli con cortesia il link che non funziona (gli stai facendo un favore!) e proponi il tuo contenuto come alternativa perfetta per rimpiazzarlo.
È una strategia vantaggiosa per tutti: tu ottieni un backlink di qualità e il proprietario del sito migliora l'esperienza di navigazione dei suoi utenti. Se vuoi scavare ancora più a fondo, nel nostro articolo trovi 14 modi per creare opportunità di backlink davvero efficaci.
Le domande più comuni sui backlink .gov e .edu
A questo punto dell'articolo, il quadro dovrebbe essere chiaro: l'idea che i backlink .gov e .edu siano un lasciapassare per la prima pagina di Google è un mito del passato. È normale, però, che resti qualche domanda.
Vediamo di chiarire gli ultimi dubbi per darti piena fiducia nella tua strategia di link building.
Quindi un link .gov o .edu è sempre inutile?
No, affatto. E questo è il nocciolo della questione. Il problema non è mai stato il dominio .gov o .edu in sé, ma l'ossessione che si è creata attorno a queste estensioni. Un link da un sito governativo o accademico può essere un vero tesoro, a una condizione: deve essere rilevante.
Facciamo un esempio concreto. Se vendi software di cybersecurity, un link da una ricerca del dipartimento di informatica di un'università (.edu) che cita il tuo prodotto è oro puro. Ma se il link arriva dalla pagina degli eventi sportivi della stessa università, il suo valore è praticamente nullo. La regola non cambia mai: la pertinenza contestuale vince su tutto.
Come posso individuare un servizio di link building sospetto?
Imparare a riconoscere le "bandiere rosse" è cruciale per non buttare via il tuo budget. Stai alla larga da chiunque ti proponga:
- Pacchetti di link "garantiti" con domini .gov o .edu. L'acquisizione di link di qualità è un processo organico e relazionale, non un prodotto da catalogo.
- Prezzi stracciati per link da domini che sembrano prestigiosi. Dietro a queste offerte si nascondono quasi sempre link spam, infilati in sezioni commenti o forum vecchi di anni, che nel migliore dei casi sono inutili, nel peggiore dannosi.
- Poca trasparenza sui siti dove verranno piazzati i link. Un partner serio e affidabile non avrà mai problemi a mostrarti in anticipo i siti con cui collabora.
- Promesse di risultati fulminei e posizionamenti "assicurati". La SEO è una maratona, non uno sprint di 100 metri.
Ricorda: un servizio di link building professionale non ti vende dei link. Ti vende un processo strategico, basato sulla creazione di contenuti di valore e sulla costruzione di relazioni autentiche per ottenere menzioni pertinenti, a prescindere dall'estensione del dominio.
Ho già dei link .gov e .edu, dovrei rimuoverli?
Nella stragrande maggioranza dei casi, la risposta è no. Non c'è motivo di andare nel panico. Se hai ottenuto questi link in modo naturale, magari perché una fonte istituzionale ha citato un tuo contenuto di valore, è molto probabile che siano pertinenti e che continuino a dare un contributo positivo al tuo profilo backlink.
L'unico scenario in cui dovresti agire è se, in passato, hai consapevolmente partecipato a schemi di link building di bassa qualità, acquistando pacchetti di link spam da questi domini. In una situazione del genere, un'analisi approfondita tramite Search Console e un eventuale uso dello strumento disavow potrebbero essere necessari. Ma questa è un'operazione delicata, da affidare sempre a un esperto SEO dopo un'attenta valutazione del rischio.



