Lo strumento di disavow di Google ti consente di segnalare i backlink tossici, chiedendo di fatto al motore di ricerca di non tenerne conto quando analizza il tuo sito. È un'operazione da maneggiare con estrema cura, ma può rivelarsi decisiva per proteggere la tua SEO da penalizzazioni o da attacchi di SEO negativa.
- Capire a fondo il Disavow Tool e proteggere il tuo sito
- Quando usare lo strumento di disavow è la mossa giusta
- Come eseguire un audit dei backlink per scovare i rischi
- Creare e formattare il file di disavow senza errori
- Errori da evitare e alternative intelligenti al disavow
- Domande frequenti sul Disavow di Google
Capire a fondo il Disavow Tool e proteggere il tuo sito
Diciamocelo: scoprire che il tuo sito è finito nel mirino di link spam è frustrante, a volte persino preoccupante. Il Disavow Tool di Google è la tua principale linea di difesa, ma usarlo senza una strategia precisa è un azzardo che può fare più danni che altro.
Questa guida nasce proprio per eliminare ogni dubbio. Ti mostrerò esattamente come funziona questo strumento e perché, in certi casi, è fondamentale per la salute a lungo termine del tuo posizionamento.

I link tossici sono un pericolo reale, non un'ipotesi
Proviamo a immaginare uno scenario concreto. Un e-commerce di successo, con un traffico organico in crescita costante, subisce all'improvviso un attacco di SEO negativa. In poche settimane, centinaia di link di pessima qualità, provenienti da siti spam in lingue improbabili, iniziano a puntare verso le sue pagine prodotto più strategiche.
Oppure, pensa a un blog autorevole che, nel corso degli anni, si ritrova con backlink da vecchie directory ormai abbandonate o da siti che hanno perso completamente la loro credibilità. Sembra innocuo, ma non lo è.
Questi "link tossici" sono come zavorre che trascinano giù il tuo sito. Possono erodere la tua autorevolezza, confondere gli algoritmi di Google e, nel peggiore dei casi, portarti a una penalizzazione manuale che fa crollare il traffico da un giorno all'altro. Ignorare un profilo backlink inquinato, quindi, non è una strategia sostenibile.
L'avvertimento di Google: Lo stesso Google parla del disavow come di una "funzionalità avanzata", da usare solo se hai la certezza che un numero significativo di link spam stia danneggiando il sito. Non è una pulizia di routine, ma un intervento chirurgico.
L'obiettivo di questa guida non è creare allarmismi, ma darti il pieno controllo della situazione. Per un'analisi più approfondita, ti consiglio di leggere il nostro articolo sull'importanza del disavowing dei backlink. Ora ti guideremo passo dopo passo, trasformando un'operazione tecnica in una serie di azioni chiare e gestibili per mettere in sicurezza il tuo progetto online.
Ecco cosa imparerai a fare:
- Identificare la minaccia: Capirai come distinguere un link semplicemente debole da uno genuinamente tossico e dannoso.
- Fare un'analisi strategica: Imparerai a valutare quando è il momento di intervenire e quando, invece, è meglio lasciare che gli algoritmi di Google facciano il loro corso.
- Agire in modo controllato: Avrai un metodo chiaro per costruire e inviare il tuo file di disavow, minimizzando ogni rischio.
È ora di trasformare l'ansia in azione consapevole. Iniziamo.
Quando usare lo strumento di disavow è la mossa giusta
Prima di tutto, mettiamo in chiaro una cosa fondamentale: ricorrere allo strumento di disavow non è una pratica di routine. Google stesso ha ripetuto fino alla noia che i suoi algoritmi, come Penguin, sono diventati incredibilmente bravi a riconoscere e, semplicemente, ignorare la stragrande maggioranza dei link spazzatura.
Questo significa che un profilo backlink un po' "disordinato", con qualche collegamento di bassa qualità qua e là, quasi mai giustifica un intervento manuale. Il disavow è un'arma potente, da usare con cautela e solo in scenari ben precisi, quando hai la certezza che determinati link stiano attivamente danneggiando il tuo sito.
Quando un'azione manuale ti colpisce direttamente
Il segnale più forte e chiaro è ricevere una penalizzazione manuale per "link innaturali" da Google. Non si tratta di un'ipotesi o di un calo di traffico inspiegabile; è una notifica nero su bianco che trovi nel tuo account di Google Search Console.
Quando arriva un messaggio del genere, Google ti sta dicendo senza mezzi termini: "Abbiamo trovato uno schema di link artificiali, manipolativi o ingannevoli che puntano al tuo sito". In questo caso, il disavow non è solo una buona idea, è un passaggio obbligato del processo di riconsiderazione per riconquistare la fiducia del motore di ricerca.
Questa schermata di Google Search Console mostra dove vengono visualizzate le azioni manuali, fornendo una prova diretta di una penalizzazione.
Ignorare una notifica del genere significa condannare il proprio sito a una perdita di visibilità quasi certa e duratura, un baratro da cui è difficilissimo risalire senza agire con decisione.
Un calo di traffico improvviso e ingiustificato
Un altro campanello d'allarme serio è un crollo del traffico organico improvviso, verticale e che non accenna a riprendersi, specialmente se non riesci a collegarlo a nessun altro evento. Non parlo delle normali fluttuazioni stagionali o di un leggero calo, ma di una vera e propria picchiata che magari coincide con un aggiornamento dell'algoritmo di Google o con la comparsa di nuovi backlink sospetti.
Se hai già escluso problemi tecnici sul sito, modifiche ai contenuti o un calo di interesse per le tue parole chiave principali, allora è il momento di scavare a fondo nel tuo profilo backlink. Potresti scoprire che un update algoritmico ha iniziato a valutare negativamente link che prima venivano semplicemente ignorati.
In questi casi, il disavow diventa una mossa proattiva per dimostrare a Google che stai ripulendo il tuo profilo e che ti impegni a rispettare le sue linee guida, anche senza una penalizzazione manuale esplicita.
Vittima di un attacco di SEO negativa
Infine, l'indicazione più chiara per usare il disavow è quando identifichi un palese attacco di SEO negativa. Succede quando un concorrente o un malintenzionato costruisce di proposito centinaia, se non migliaia, di link tossici verso il tuo sito in un tempo brevissimo, con l'obiettivo di farti penalizzare.
Come si riconosce un attacco?
- Volumi anomali: Noti un picco improvviso di nuovi domini di riferimento, spesso centinaia in un solo giorno.
- Qualità pessima: I link arrivano da PBN (Private Blog Network), siti per adulti, casinò online o directory spam di infima qualità.
- Irrilevanza totale: I siti che ti linkano sono in lingue straniere (spesso russo o cinese) e trattano argomenti che non c'entrano assolutamente nulla con il tuo.
- Anchor text sospetti: Le ancore usate sono palesemente spam ("cialis", "viagra") o una keyword commerciale ripetuta all'infinito.
Gli attacchi di SEO negativa con link tossici sono una minaccia reale anche nel nostro mercato. L'impatto sul traffico organico può essere devastante se non si agisce in fretta. Prendiamo il caso Kinsta, analizzato da esperti italiani: un'ondata improvvisa di link spazzatura da domini .tk ha preso di mira un singolo post, creando anomalie che solo un monitoraggio costante ha potuto rilevare. Questo è un pattern tristemente comune per i siti italiani presi di mira da competitor sleali. Dati di Semrush su alcuni siti italiani mostrano come un rischio di penalizzazione, se ignorato, possa portare a cali di visite anche del -18% in pochi mesi. Se vuoi approfondire come questi attacchi colpiscono il mercato italiano, leggi l'analisi completa sui link tossici.
In conclusione, agisci solo quando le prove sono schiaccianti. In tutti gli altri casi, la strategia SEO quasi sempre più efficace è concentrarsi sulla costruzione di nuovi link di alta qualità.
Come eseguire un audit dei backlink per scovare i rischi
Prima ancora di pensare a creare un file di disavow, devi metterti nei panni di un detective SEO. Un audit dei backlink non è una semplice scansione automatica, ma un’indagine meticolosa per distinguere i link deboli ma innocui da quelli che sono davvero tossici e dannosi.
Strumenti come Semrush, Ahrefs o Moz sono un ottimo punto di partenza, ma non la destinazione finale. Considerali i tuoi assistenti di ricerca, non il giudice. Il loro compito è raccogliere e fare una prima scrematura dei dati; il tuo, invece, è interpretarli con occhio critico e competenza.

Strumenti e metriche da cui iniziare
Ogni piattaforma ha le sue metriche proprietarie, come il Toxicity Score di Semrush o il Domain Rating di Ahrefs. Sono indicatori utili per una prima scrematura, certo, ma non dovresti mai basare una decisione definitiva su un singolo punteggio. Un "Toxicity Score" alto è un campanello d'allarme, ma richiede sempre una verifica manuale.
Il primo passo concreto è esportare l'elenco completo dei domini di riferimento (i referring domains) e dei singoli backlink in un foglio di calcolo. Questo documento diventerà il tuo quartier generale, dove potrai annotare, valutare e prendere decisioni ragionate.
Avere un foglio di calcolo ben organizzato ti permette di ordinare i dati per diverse metriche e aggiungere una colonna per le tue note, come "Tossico", "Sospetto" o "OK". È proprio questo approccio strutturato che ti salverà dal commettere errori impulsivi.
Criteri per una valutazione manuale efficace
Una volta che hai i dati nel tuo foglio di calcolo, inizia la vera analisi. Metti da parte i punteggi per un attimo e visita manualmente i siti che ti linkano. L'occhio umano, la tua esperienza, può cogliere sfumature che nessun algoritmo è ancora in grado di replicare.
Ecco alcuni indicatori pratici che dovrebbero farti scattare un allarme rosso:
- Irrilevanza tematica totale: Il tuo sito vende scarpe da trekking e ricevi un link da un blog sul trading di criptovalute in russo? Questo è un segnale chiarissimo. La mancanza di coerenza tematica è uno dei primi indizi di un link innaturale.
- Contenuti di bassa qualità o spam: Il sito che ti linka è un ammasso di testi sgrammaticati, contenuti duplicati o palesemente generati da un'AI? Sembra una vecchia directory di link abbandonata o un sito creato solo per vendere collegamenti? Questi sono candidati perfetti per il disavow.
- Anchor text sospetti: Dai un'occhiata agli anchor text. Se vedi un'abbondanza di ancore manipolative ("viagra", "prestiti online") o un uso esagerato e innaturale di parole chiave esatte ("miglior hotel Roma centro"), è un chiaro segnale di spam.
- Posizionamento del link: Il link è nascosto nel footer o in una sidebar, mischiato a decine di altri link senza alcun nesso logico? I link di valore sono quasi sempre inseriti in modo naturale all'interno di un contenuto editoriale pertinente.
Il segreto sta nell'intento: Chiediti sempre: "Perché questo sito mi ha linkato?". Se non riesci a trovare una risposta logica e credibile, è molto probabile che il link non sia naturale e, quindi, potenzialmente dannoso. Questa semplice domanda ti aiuta a capire meglio il ruolo che il tuo sito ricopre nell'ecosistema del web, una consapevolezza che puoi approfondire leggendo di più sul rapporto webspam di Google e il ruolo di SpamBrain.
Questa analisi manuale, anche se richiede tempo, è l'unico modo per non commettere l'errore fatale di rifiutare link che, pur non essendo perfetti, non rappresentano una vera minaccia per la tua SEO.
Distinguere il tossico dal debole
Attenzione: non tutti i link di bassa qualità sono tossici. C'è una bella differenza. Un link da un piccolo blog amatoriale con poco traffico è semplicemente un link debole; non danneggerà attivamente il tuo sito. Al contrario, un link proveniente da una PBN (Private Blog Network), creata appositamente per manipolare i ranking, è decisamente tossico.
Nel panorama SEO italiano, questa distinzione è cruciale per proteggere l'autorevolezza di un dominio, specialmente per le PMI e gli e-commerce che lottano in mercati competitivi.
Per aiutarti a prendere una decisione informata, ecco una tabella riassuntiva dei segnali più comuni.
Indicatori Chiave per Identificare Link Tossici
Una tabella riassuntiva per valutare rapidamente la tossicità di un backlink basandosi su metriche e segnali di allarme comuni.
| Metrica o Segnale | Descrizione del Rischio | Azione Consigliata |
|---|---|---|
| Punteggio Spam Elevato | Il dominio è noto per attività di spam e pratiche black-hat. | Inserire nel file di disavow. |
| Sito Indicizzato | Il sito non è indicizzato su Google, segno di una possibile penalizzazione. | Valutare attentamente, probabile candidato per il disavow. |
| Pertinenza Tematica | L'argomento del sito non ha alcuna correlazione con il tuo. | Inserire nel file di disavow, soprattutto se il sito è di bassa qualità. |
| Bassa Autorità di Dominio | Il dominio ha metriche deboli (es. DA/DR bassi). | Ignorare. Un link debole non è necessariamente tossico. Non richiede disavow. |
| Anchor Text Commerciale | Uso massiccio di anchor text a corrispondenza esatta e non brand. | Analizzare il contesto. Se innaturale, considerare il disavow a livello di dominio. |
Seguire questo processo metodico ti darà come risultato una lista pulita e ben motivata di domini da rifiutare, pronta per essere trasformata in quel famoso file .txt da inviare a Google. Ricorda, il tuo obiettivo non è avere un profilo backlink "perfetto", ma uno che appaia naturale e sia privo di elementi palesemente manipolativi.
Creare e formattare il file di disavow senza errori
Una volta finito l'audit e preparata la tua "lista nera", è il momento di tradurla in un linguaggio che Google possa capire. Questo linguaggio è un semplice file di testo, con estensione .txt. Sembra una passeggiata, ma un solo errore di formattazione può mandare all'aria tutto il lavoro, rendendo il tuo disavow completamente inutile.
Qui la precisione non è un'opzione, è un obbligo. Googlebot è meticoloso: non interpreta, esegue e basta. Per questo, ogni riga, ogni carattere e persino ogni commento devono seguire regole ferree per assicurarsi che le tue istruzioni vengano lette e applicate nel modo giusto.

La sintassi corretta del file .txt
Il file di disavow è un documento di testo semplicissimo, codificato in UTF-8 o ASCII a 7 bit. All'interno puoi usare due tipi di istruzioni, una per riga. E mi raccomando: ogni riga deve contenere un solo URL o dominio da rifiutare.
La regola d'oro è usare il comando domain: ogni volta che puoi. Rifiutare un intero dominio è quasi sempre la scelta più sicura ed efficiente, perché ti copre da tutte le pagine di quel sito, presenti e future, incluse le varianti www e non-www, http e https.
- Rifiutare un intero dominio (scelta consigliata):
domain:sito-spam-terribile.com - Rifiutare un singolo URL (solo per casi specifici):
http://sito-altrimenti-buono.com/pagina-con-link-spam.html
Usa il rifiuto a livello di URL soltanto se un sito autorevole e pertinente ti ha linkato da una singola pagina problematica, tipo una sezione commenti invasa dallo spam. In tutti gli altri casi, domain: è il tuo migliore amico.
L'importanza di commentare le tue azioni
Una buona abitudine che ti salverà la vita in futuro è quella di commentare il file. Usando il simbolo del cancelletto (#) all'inizio di una riga, puoi inserire delle note che Google ignorerà. Questi commenti sono solo per te e per il tuo team.
Perché è così importante? Semplice: tra sei mesi o un anno, potresti non ricordare più perché avevi deciso di rifiutare quel dominio. Avere un registro chiaro delle tue decisioni ti aiuta a mantenere il controllo e a non annullare per sbaglio un disavow fondamentale.
Rifiutati il 25/10/2024 dopo attacco di SEO negativa
Fonte: audit manuale con dati Ahrefs
domain:spam-russo-01.ru domain:spam-cinese-02.cn
Rifiutati il 15/11/2024, link da PBN
domain:private-blog-network.net
Questa piccola accortezza trasforma il tuo .txt da una lista anonima a un vero e proprio documento strategico, uno storico della salute del tuo profilo backlink. Se ti interessa approfondire gli strumenti menzionati, puoi dare un'occhiata alla nostra guida completa ai migliori strumenti SEO per una panoramica dettagliata.
Un consiglio dall'esperienza: Crea subito un file di disavow, anche se all'inizio è vuoto. Tienilo sul tuo computer e aggiornalo man mano che scovi domini tossici. Così sarai sempre pronto a caricare una versione aggiornata senza dover ripartire da zero ogni volta.
Errori comuni da evitare assolutamente
Un piccolo errore può costare caro. Ecco le sviste più comuni che possono invalidare il tuo file:
- Formato file errato: Il file deve essere salvato con estensione
.txt. Niente.doc,.pdfo altri formati. - Spazi di troppo: Non lasciare spazi prima del comando
domain:o dell'URL.domain:sito.comè sbagliato. - URL incompleti: Se rifiuti un URL specifico, deve includere il protocollo (
http://ohttps://).www.sito.com/paginanon è un formato valido per un URL.
Seguendo queste semplici ma ferree regole, creerai un file di disavow pulito, efficace e a prova di errore. In questo modo, sarai sicuro che Google riceva le tue istruzioni esattamente come le hai pensate.
Perfetto, il tuo file .txt è pronto. Hai passato in rassegna i backlink, hai preso le tue decisioni e ora è arrivato il momento che mette sempre un po' di agitazione: dire ufficialmente a Google quali link deve ignorare.
Anche se le conseguenze di questa mossa sono importanti, la procedura tecnica per inviare il file di disavow è in realtà molto semplice. Vediamo insieme come completare l'operazione in sicurezza, passo dopo passo, dentro la Google Search Console.
Per prima cosa, dobbiamo raggiungere lo strumento apposito. A differenza della maggior parte dei report, il Disavow Tool non si trova nel menù principale della Search Console. È quasi nascosto, una scelta che Google ha fatto per sottolineare che si tratta di una funzionalità per utenti esperti, da usare con estrema cautela.

Come caricare il file
Una volta sulla pagina dello strumento, il percorso è molto chiaro. Troverai un menù a tendina per selezionare la proprietà del tuo sito. Questo è un punto cruciale: fai molta attenzione a scegliere il dominio corretto, soprattutto se ne gestisci più di uno. Un errore qui potrebbe avere conseguenze serie.
Fatto questo, puoi finalmente caricare il tuo file .txt. A questo punto, Google ti mostrerà un avviso bello grande, ribadendo che questa è un'operazione delicata. Non è una formalità, ma un ultimo promemoria: un uso sbagliato del disavow può danneggiare il tuo posizionamento.
Se hai seguito la nostra guida e sei sicuro che il file contenga solo domini e URL davvero tossici, puoi procedere senza paura.
E ora? Cosa succede dopo l'invio?
Cliccato "Invia", il tuo lavoro è concluso, ma quello di Google è appena iniziato. È fondamentale avere le giuste aspettative sui tempi e, soprattutto, capire che non riceverai un feedback diretto.
- Nessuna email di conferma: Non aspettarti una notifica con scritto "File ricevuto e processato". L'upload andato a buon fine è l'unica conferma che avrai.
- Tempi di elaborazione non immediati: Google non agisce subito. Il tuo file verrà preso in considerazione la prossima volta che i suoi crawler esploreranno le pagine contenenti i link che hai segnalato.
- Armati di pazienza: Potrebbero volerci diverse settimane, a volte anche mesi, prima di vedere qualche cambiamento. I risultati non sono mai immediati.
Inviare un file di disavow è un po' come spedire una raccomandata a un'enorme burocrazia. Hai la prova della consegna, ma non sai quando verrà aperta e lavorata. La cosa giusta da fare è monitorare le performance nel lungo periodo, non ossessionarsi alla ricerca di conferme immediate.
Un'ultima cosa importante: se in futuro dovessi aggiungere altri domini alla lista, dovrai caricare un nuovo file .txt che sostituirà completamente quello vecchio. Assicurati quindi che ogni nuova versione contenga sia i vecchi domini da rifiutare sia quelli nuovi.
Con questo ultimo passaggio, hai trasformato la tua analisi in azione. Hai comunicato a Google la tua volontà di prendere le distanze da link tossici, facendo un passo decisivo per proteggere la tua SEO e costruire una crescita futura su basi più sane.
Errori da evitare e alternative intelligenti al disavow
L'uso impulsivo del Disavow Tool è uno degli errori più classici e, purtroppo, più dannosi che si possano fare in ambito SEO. Il rischio più grande? Agire con troppa foga, rifiutando link che sono semplicemente di bassa qualità ma non tossici. Un link da un piccolo blog amatoriale non è una minaccia; nel peggiore dei casi, è solo irrilevante.
Il problema è che si finisce per "amputare" pezzi del proprio profilo backlink che, anche se marginali, contribuiscono a creare un quadro d'insieme naturale agli occhi di Google. L'errore fatale è confondere "debole" con "dannoso". Rifiutare centinaia di link di questo tipo può inviare un segnale strano, quasi come se si stesse tentando di manipolare il proprio profilo.
Prima del disavow, prova a rimuovere il link alla fonte
Prima di sfoderare l'arma finale, c'è una strada più diplomatica e spesso più efficace: chiedere la rimozione del link direttamente al proprietario del sito. Questa opzione ha senso soprattutto quando il link arriva da un sito legittimo ma è stato inserito in un contesto sbagliato o che non ti piace.
Quando vale la pena tentare?
- Se c'è un contatto chiaro: Il sito ha una pagina contatti, un'email visibile o profili social attivi. Insomma, si capisce che dietro c'è una persona.
- Se il sito è gestito: Sembra curato e aggiornato, non un progetto abbandonato o un sistema automatico.
- Quando il problema è circoscritto: Il problema è un singolo link su una pagina specifica, non un'infestazione a livello di dominio.
Quando è solo una perdita di tempo? Se il sito è palesemente spam, una directory dimenticata da Dio o un dominio in una lingua che non riesci a decifrare. In questi casi, trovare un interlocutore è impossibile, e il disavow diventa l'unica opzione sensata.
L'approccio migliore è quasi sempre quello equilibrato. Contatta i siti legittimi per chiedere una rimozione gentile. Usa il disavow di Google solo come ultima risorsa per i domini irrecuperabili o palesemente tossici.
La strategia della "diluizione": costruisci invece di distruggere
A volte, la mossa più intelligente non è cancellare il negativo, ma sommergerlo di positivo. Invece di ossessionarti sulla rimozione di una manciata di link deboli, una strategia molto più potente è la diluizione: concentrati sulla costruzione attiva di nuovi backlink di alta qualità.
Questo approccio sposta completamente l'equilibrio del tuo profilo. Ottenendo link da fonti autorevoli e pertinenti al tuo settore, il "rumore di fondo" generato dai link spazzatura diventa statisticamente irrilevante.
Pensa a questo: se il tuo sito riceve decine di link solidi, quei pochi link tossici perdono quasi tutto il loro peso. È come aggiungere acqua pulita a un bicchiere leggermente sporco: alla fine, la sporcizia si diluisce fino a diventare trascurabile.
Costruire nuovi link non solo rende quelli cattivi meno influenti, ma invia anche un segnale fortissimo a Google, dimostrando che il tuo sito è una risorsa viva, in crescita e apprezzata nel suo campo. E questo, alla fine, conta molto di più che fare pulizia tra i link dimenticati. Per approfondire l'impatto dei link, puoi consultare queste statistiche SEO aggiornate.
Domande frequenti sul Disavow di Google
Ci sono sempre alcuni dubbi che tornano quando si parla di disavow. In questa sezione finale, rispondo alle domande più comuni con consigli diretti, basati sull'esperienza sul campo, per darti certezze su come muoverti.
Quanto tempo ci vuole perché il disavow abbia effetto?
Bella domanda. La risposta onesta è: dipende, e serve pazienza. Google non ti manderà una notifica per dirti "Ok, ho letto il tuo file". Potrebbero volerci settimane, a volte anche mesi, prima che i suoi crawler riconsiderino quei link durante le normali scansioni del web.
È un processo lento, non un interruttore che si accende e si spegne. Il mio consiglio è di monitorare con calma i ranking e il traffico organico, ma senza l'ansia di vedere risultati immediati. Il disavow di Google non è una soluzione istantanea.
Devo usare il disavow per i link nofollow?
Generalmente, no. Un link con l'attributo rel="nofollow" è già un segnale per Google di non passare PageRank. In pratica, Google li ignora già ai fini del posizionamento, quindi è davvero raro che un link nofollow possa causare una penalizzazione.
Concentra le tue energie sui link "dofollow" che provengono da siti palesemente tossici. L'unica, rarissima, eccezione potrebbe essere un attacco di negative SEO massiccio, con migliaia e migliaia di link nofollow innaturali, ma è uno scenario davvero limite.
Posso annullare o modificare un file di disavow?
Assolutamente sì. Se vuoi aggiornare la lista, ti basta caricare un nuovo file di disavow. Attenzione però: il nuovo file sostituisce completamente quello vecchio. Quindi, assicurati che contenga sia i domini che avevi già rifiutato, sia quelli nuovi che vuoi aggiungere.
Per fare marcia indietro e annullare tutto, puoi caricare un file .txt vuoto. Ma pensaci bene: se avevi rifiutato link genuinamente tossici, annullare il disavow potrebbe far riemergere il problema e danneggiare di nuovo la tua SEO.
Il disavow migliorerà subito il mio ranking?
Non è detto, e soprattutto non è quello il suo scopo principale. Pensa al disavow come a uno strumento di difesa, non di attacco. Serve a dire a Google: "Ehi, ignora questi link perché non li voglio e potrebbero farmi del male".
Rimuovere un fattore negativo non crea automaticamente un fattore positivo. L'obiettivo è proteggere il tuo sito, ripulire il suo "curriculum" e permettergli di crescere senza il peso di un profilo backlink sporco.



